Per staff

Verso i fondali Usticesi

La mattina basta arrivare in prossimità del porto , di fronte allo Stella Marina , per rendersi conto della dell’importanza e del ruolo che ha la subacquea ad Ustica.

Il rombo incessante dei compressori per ricaricare le bombole inizia a svegliare i subacquei più assonnati.

Come tutte le mattine , dalla prima metà di Aprile fino a fine Ottobre , la musica è la stessa.

I subacquei hanno appuntamento alle 8.20 in banchina . Ma la vita per gli equipaggi dei Diving Center , inizia alle prime luci dell’alba. Il tempo di sgranchirsi un pò le ossa , tuffo in acqua , si recupera il gommone ormeggiato al centro della cala Santa Maria , controllo generale al motore , benzina ok , olio ok , si sistemano le cime , secchiate energiche per togliere quello che i gabbiani hanno mangiato la sera prima , e poi tutti pronti al carico e scarico .

I furgoni iniziano ad arrivare . La banchina Barresi si colora .Ogni zona dell’approdo è occupata.

Bombole , gruppi ARA , ceste , mute , pinne , maschere , attaccapanni , vasche per lo sciacquo , ed attrezzature subacquee di ogni tipo , grandezza e marca .

I componenti dei vari diving center si riconoscono dalle variopinte T-shirts , i clienti iniziano ad arrivare.

Italiani , Francesi , Tedeschi , Americani , Svizzeri , Olandesi , Spagnoli , Cinesi , Giapponesi , Arabi , il piccolo approdo dell’Isola diventa centro del mondo.

Carpetta alla mano , si fa la conta di chi c’è e di chi manca all’appello. Se il vento arriva da Sud si va tutti a Nord e viceversa. Si caricano le attrezzature .

“Check” sull’equipaggiamento di emergenza : Ossigeno , Radio , salvagente , cassettina medica , tutto è OK , finalmente si parte alla scoperta dei fondali della prima Riserva Marina d ‘ Italia .

Durante la breve navigazione per raggiungere il sito di immersione si ride , ci si conosce , si scambiano opinioni , si parla di politica , di viaggi passati , di mare , ma principalmente si parla di Ustica.

Arriviamo al sito di immersione , prua al vento , apriamo la bandierina sub , fondo all’ancora e ci siamo .

Le guide attirano l’attenzione dei subacquei che accompagneranno in immersione, attimo di serietà: inizia il Briefing.

Prima dell’immersione si raccomanda di controllare ulteriormente le attrezzature , il livello dell’aria , viene spiegato il percorso che verra fatto , i segnali , le procedure di emergenza , le correnti , ad ogni subacqueo viene affidato un compagno , mantenere il sistema di coppia in immersione è fondamentale . Spalle al mare , tuffo all’indietro .

Inizia il Sogno.

Il mare e i suoi fondali opalescenti , la spettacolare bellezza dei suoi declivi , la stupefacente esplosione dei colori dei pesci , dei coralli che affollano questi fondali , le grotte profonde , buie , nascoste da tonnellate d’acqua , mare investito nei giorni di Luglio dai raggi solari , che come spade trafiggono l’anima di che li osserva dal silenzio che regna sovrano; il modo più semplice per sentirsi partecipi, finalmente , dell’equilibrio dell’universo .

Immergersi alla Grotta Dei Gamberi è come rinascere , come ritornare nel ventre materno , un ventre ricoperto da migliaia di Parapandali , spugne di ogni tipo , Musdee curiose che approfittano della luce dei subacquei “profani” per fare scorpacciate di gamberi , per poi arrivare all’uscita dove ti aspetta la luce , la rinascita.

Lo Scoglio Del Medico dalle mille leggende, con i suoi innumerevoli canyons , i suoi molteplici percorsi , le enormi Cernie che ti accompagnano tra un pinnacolo ed un altro , in un’ immersione indimenticabile .

La Secca Della Colombara , lontana un miglio dalla costa , a Nord , lì in mezzo al mare verrai accolto . Accolto da miriadi di barracuda che sul grande pianoro della Secca iniziano la loro danza circolare, che ammalia chi ha la fortuna di vederla. Le grosse e possenti  ricciole che nei giorni di Giugno e Settembre regnano sovrane , ricciole attratte dalla nostra presenza si avvicinano incuranti del pericolo , a pochi metri , a volte centimetri , facendo sgranare gli occhi dei subacquei incantati, tra mille flash di fotografie . I dotti e le cernie dorate  guardiani del relitto ITA affondato nel 2005 , ormai ricoperto completamente da vegetazione . Castagnole , sardine , cirri , occhiate e le dorate salpe, un po più giù tanute e dentici conrnice di un’immersione unica .

La giornata volge al termine intorno alle 19.00 , appuntamento al diving center dove ti aspetta una birra gelata , i racconti di esperienze vissute in mare , nella parte più intima di essa , nel profondo .

Per staff

Quei Bravi Ragazzi!

Una bellissima settimana all’insegna dei bravi ragazzi .

Tancredi , Pietro , Salvatore , Antonio , Angelo , cinque amici , una classe eccellente ( classe 2001) che con la loro simpatia e freschezza hanno riempito le nostre giornate .

E’ stato bello trasmettere la nostra passione e conoscenza subacquea ad una classe cosi giovane .

Volevo ringraziare personalmente “QUEI BRAVI RAGAZZI ” per l’entusiasmo che hanno trasmesso e per la dedizione che hanno impiegato per ottenere il loro primo brevetto subacqueo ; una speranza per le generazioni future e per l’attività subacquea .

ATTENZIONE MARI DI TUTTO IL MONDO ARRIVANO QUEI BRAVI RAGAZZI!!

Jonathan Cecchinel.

Per staff

Congratulazioni ragazzi!!!

Congratulazioni a Pasquale Arnò e a Federico Sartorio che con tanta determinazione e passione hanno superato senza batter ciglio ed in modo eccellente gli esercizi  e le prove del  corso Advanced Open Water Diver.

Vi auguro tante bellissime avventure subacque.

continuate cosi ragazzi!!

Dive With UStica!!

 

Per staff

Benvenuto Luglio!

Per visitare Ustica non servono motivazioni. Di solito chi arriva sull’isola è mosso o dal desiderio di ritornarci oppure da una magica combinazione di fattori che includono – tra gli altri- il destino, fortunati allineamenti planetari o la voglia di scoprire una delle poche isole dai fondali ancora incontaminati del Mediterraneo.

Se queste circostanze non si fossero verificate, con l’arrivo del mese di luglio esistono almeno 6 buone ragioni che convinceranno chi ancora si fosse deciso a  mettere in valigia lo stretto indispensabile e partire per un’esperienza che resterà impressa negli occhi e nel cuore di chi la vive per molto, molto tempo.

  1. TANTO PESCE. Con l’aumento delle temperature sopra e sotto l’acqua, il pesce si avvicina alla costa e aumentano le possibilità di avvistare nel blu ricciole, cernie e barracuda. Sempre se non siete troppo concentrati a scovare qualche raro nudibranco in parete.
  2. METEO FAVOREVOLE. In luglio le condizioni meteo sono di solito ottimali, con giornate calde ma non afose, correnti meno forti e la possibilità di godere di lunghe giornate di sole, non dimenticando la regola della pennichella pomeridiana che vi terrà K.O. almeno fino alle 4 del pomeriggio.
  3. POCO TURISMO. Come dicevano i romani, in medio stat virtus: luglio è un perfetto compromesso tra la tranquillità di giugno e l’affollamento di agosto, per godere di immersioni rilassate con tutto lo staff dell’Ustica Diving Center a disposizione. E serate frizzantine in paese brindando alla salute del vostro compare appena conosciuto.
  4. PROMOZIONI VANTAGGIOSE. Il Diving Center Ustica offre solo per luglio il corso Deep Diver, comprensivo di 10 immersioni (5+5) in promozione a 400 euro (!!!). Se invece al posto di esplorare gli abissi preferite ridurre il Martini Effect (anche se c’è anche chi lo trova piacevole), potete sfruttare la promo sul corso Nitrox, sempre con 10 immersioni comprese, a soli 350 euro.
  5. ALLOGGIO ECONOMICO. L’afflusso turistico contenuto (vedi punto 3) vi permetterà di trovare più facilmente una sistemazione sull’isola, ma se non avete a disposizione un grande budget vi conviene approfittare del pacchetto che prevede 7 notti all’hotel Diana in formula B&B + 6 immersioni al Diving Center Ustica a 485 euro. Con i 15 euro che vi rimangono per arrivare a 500, ci sta anche un assaggio dei famosi gamberi crudi che trovate solo qui e che vi faranno riconsiderare radicalmente il concetto di sushi derivato dai pessimi All you can Eat, che oramai si trovano anche nel paesino più sperduto dell’Aspromonte.
  6. FESTEGGIARE CON HEMINGWAY. Se pensate che il vecchio Ernesto sia ormai passato a miglior vita, potreste ricredervi dopo aver incontrato la sua reincarnazione, un usticese DOC che guarda caso compie gli anni proprio a luglio – il 17 per la precisione. Se siete fortunati sarete addirittura invitati a farvi un cicchetto con lui, ascoltando numerosi aneddoti subacquei, come quella volta in cui avvistò a Punta Galera una balena. D’accordo che era una megattera e non una balena bianca, ma per essere nel Mediterraneo l’evento fu abbastanza epico.

Se dopo aver letto questi 6 punti ancora non foste convinti a prenotare il volo per Palermo, forse dovreste riconsiderare il vostro concetto di vacanza  e optare per un pacchetto All-incusive in un villaggio turistico.

Se invece state già controllando gli orari degli aliscafi perché non vedete l’ora di approdare, lo staff dell’Ustica Diving Center è pronto a darvi il benvenuto e a farvi provare il significato dell’ospitalità siciliana, che vi renderà molto difficile il dover ripartire. O, a seconda dei punti di vista, molto semplice il ritornare.

Il Riccio di Prateria

Per staff

L’Immersione allo Scoglio Del Medico

Lo Scoglio del Medico

Immersione Mistica

Puntando in direzione nord, dopo circa mezz’ora di lenta navigazione costeggiando l’Isola, inizia ad intravedersi un piccolo isolotto, uno scoglio isolato in mezzo al mare, una roccia nuda il cui profilo ricalca quasi alla perfezione quello dell’Isola più grande che gli sta accanto. Un satellite di Ustica, che sta a guardia del mare, della costa. Lo Scoglio del Medico rappresenta uno dei siti di immersione più agognati dai subacquei visitatori di Ustica; qui si riuniscono banchi di Barracuda e Ricciole, tra i suoi cunicoli e cavità vivono Cernie di notevoli dimensioni e dalla livrea screziata d’oro e Dotti dal rostro allungato; i predatori si avvicinano alle acque basse e calde che lambiscono lo Scoglio per nutrirsi dei grandi banchi di Sardine, Salpe, Saraghi. In alcuni periodi, con un pizzico di fortuna, si possono avvistare Mobule, Pastinache e Aquile di Mare, che si spingono fino alla costa alla ricerca di cibo ma si eclissano subito nelle profondità pelagiche. La ricchezza di questo sito di immersione va ricercata principalmente nella sua posizione: lontano dalla costa, confinante con la zona di riserva integrale dell’AMP, tratto di mare che da trentuno anni viene interdetto anche alla balneazione e alla navigazione, tutelandolo e conservandolo intatto, preservandolo dall’incursione umana.

L’origine del nome Scoglio del Medico è cartografica, anche se alcune leggende narrano di un giovane medico che vi si lasciò morire per amore di una donna. Barcaioli e guide subacquee si dilettano in racconti mistificatori che avvalorano il fascino del sito di immersione più cangiante di tutta l’isola. Ma una parte di mitologia nella storia del suo nome c’è davvero; sulle antiche carte nautiche lo scoglio appare col toponimo “Scoglio Omerico”, la cui versione dialettale siciliana “O Mericu” spiega l’adattamento a Scoglio del Medico. Secondo gli studiosi lo scoglio “segnava il limite estremo, al di là del quale i marinai antichi, che da Palermo percorrevano le principali rotte di navigazione, scorgevano il vasto mare aperto prima di tornare a vedere terra.”(Gianfranco Purpura, 1999).        Basandosi su questa interpretazione si è risaliti all’espressione greca che si riferiva allo scoglio e che significa “scoglio congiunto”, ad indicare quell’entità rocciosa che rappresentava il tramite tra la vicina terra e la vastità del mare.

Ma sotto la superficie dell’acqua quanta di quest’aura magica marinaresca rimane? Di certo gli antichi navigatori non avevano idea della vita sottomarina che animava le acque basse circondanti lo scoglio. Ma navigandoci attorno la limpidezza delle acque di Ustica permette di scrutare il fondale e magari intravedere qualche grossa sagoma scura nuotare tra il verde, l’azzurro, il giallo, l’arancio delle rocce ricoperte di alghe e spugne; dalla superficie si possono intravedere movimenti di piccoli pesci, mulinelli d’acqua creati dalla corrente.

Lo scoglio non è un unico sito di immersione, infatti i percorsi subacquei disponibili sono molteplici; dal lato sud si può accedere ad un grande tunnel, il cui accesso è nascosto tra le rocce: dopo un breve stretto passaggio si allarga una grande sala sottomarina, buia solo al principio, che si apre su un palcoscenico blu, dominato da uno scoglio piramidale. Costeggiando la galleria si accede ad un’altra serie di cunicoli coloratissimi; verde, rosa, arancio, il giallo dei Parazoanthus e degli Astroides, crostacei, innumerevoli specie di nudibranchi, echinodermi, polpi. Attraverso questo labirinto di pietra si arriva al blu, ancora qualche enorme titano di roccia, e poi un pianoro, come una terrazza sul mare, da cui si possono vedere i veri protagonisti: Barracuda, Ricciole, Cernie e Dotti che si spingono oltre questo antico punto di non ritorno. Dal pianoro si accede a due canyons molto suggestivi, due profonde spaccature che entrano nel cuore dello Scoglio e all’interno delle quali trovano dimora Magnose, Nudibranchi di ogni tipo e le cui pareti sono ricoperte da spugne colorate e alghe. Sulla via del ritorno qualche Ricciola curiosa insegue e controlla i subacquei, nuvole di piccoli pesci animano l’acqua e la luce filtra illuminando le loro argentee livree. In sosta di sicurezza il paesaggio marino è affascinante, le Castagnole e le Donzelle Pavonine si intrecciano in un nuotare frenetico. Ma quello che ancora in pochi hanno esplorato è il lato Nord dello Scoglio del Medico: penetrando nella roccia, attraverso una stretta spaccatura, si accede al lato che affaccia verso il mare aperto e si comincia a circumnavigare l’isolotto, costeggiando ripide pareti, percorrendo canyons e tunnel, in un gioco di luce che sola anima quel tratto di mare silenzioso. Si raggiunge quindi il pianoro e si torna verso il punto di partenza, terminando il viaggio a 360° dello Scoglio; un percorso questo che rimane esclusiva di poche esperte guide subacquee che conoscono a menadito tutti gli anfratti del Medico.

Per staff

Complimenti Mario!!

Settimana di Maggio dedicato a Mario Savaris cuoco brasiliano amico dell’Isola di Ustica che ha terminato il primo corso Open Water Diver della stagione 2017 .

Mario ha superato l’esame brillantemente, commettendo un solo errore .

 

Per staff

Perché la Perla è Nera

Ustica viene comunemente menzionata come la “Perla Nera del Mediterraneo”. Questa dicitura fa riferimento a due delle principali caratteristiche dell’isola: la ricchezza e la peculiarità dei fondali marini e l’origine vulcanica. Tutti sanno, o si accorgono visitandola, che Ustica si è formata ad opera del vulcanismo, ma il vulcano dove si trova? O meglio, dove si trovava? Abbiamo voluto con questo articolo svelare il mistero della nascita di Ustica, che, siamo sicuri, è sconosciuto alla maggior parte dei visitatori. Inoltre la peculiarità dell’origine geologica dell’isola ne accresce ulteriormente il fascino; cosa c’è di più romantico che immaginare di vedere emergere dagli abissi gelidi una fontana di lava incandescente? Ok, punti di vista. Ma pensare a quanti migliaia di anni di sbuffi, esplosioni, effusioni ci sono voluti per dare forma a questo piccolo scoglio a noi fa venire i brividi.

Ed ecco che un milione di anni fa dallo stiramento delle placche Euroasiatica e Africana si apre una frattura della crosta terrestre dalla quale comincia a fuoriuscire il magma, una irresistibile scioglievolezza che si deposita ai lati di questa faglia e forma l’edificio vulcanico sottomarino; si tratta di una struttura che supera i 2000 metri di altezza e possiede una circonferenza di poco inferiore a quella dell’Etna. Di questo vulcano noi calpestiamo solo la sommità emersa. Il Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa, situato al centro del Tirreno, si è formato con le stesse modalità. La faglia dell’Arso, che attraversa l’Isola da nord-est a sud-est, corrisponde alla linea di frattura originaria; tale faglia è facilmente individuabile in un canalone che costeggia la strada che dal Faro di Spalmatore arriva fino al gorgo di San Bartolicchio ed accoglie un paradisiaco boschetto di eucalipti.

La costa Sud rappresenta la parte più antica di Ustica: le rocce che la caratterizzano affiorano 730.000 anni fa, prima che l’isola emerga, e si formano quando ancora l’attività vulcanica è interamente sottomarina e sparsa lungo tutta la linea di frattura. Intorno a 600.000 anni fa l’attività si concentra in un unico punto formando il condotto e il cratere che raggiungeranno la superficie, dopo altri 100.000, in corrispondenza del Monte Guardia Dei Turchi; l’attività di questo primo cratere si protrae per 20.000 anni, caratterizzata da colate lente e abbondanti, riconoscibili nelle lingue di roccia che da Oliastrello e Piano Dei Cardoni scendono verso il mare (Punta Galera).

Il Monte Costa Del Fallo rappresenta il secondo centro eruttivo dell’Isola, subentrato a Guardia Dei Turchi. Si distingue dal primo per l’attività vulcanica prettamente esplosiva, che porta alla formazione di tufi e ceneri, le cui tracce sono facilmente visibili sul tratto di costa che prende il nome di Scogli Piatti. Esauritasi l’attività di Costa Del Fallo, le eruzioni continuano in corrispondenza di un centro minore che sovrasta Spalmatore.

A questo punto il vulcano decide di riposare per 50.000 anni, una stasi che determina il cambiamento della composizione del magma ed esita in un’esplosione dalla quale sprigiona un’energia pari a decine di migliaia di bombe atomiche. Non è più così romantico adesso. E comunque definita sub-pliniana perché l’energia liberata non eguagliò quella dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Già.

Il versante nord di Guardia Dei Turchi e parte di Costa De Fallo vengono polverizzati e lo stesso cratere di Tramontana da cui origina l’eruzione collassa, provocando l’abbassamento della parte settentrionale dell’Isola. Si aprono dunque altri centri eruttivi minori da cui origina anche Cala Sidoti.

In seguito allo scioglimento dei ghiacci, tra 350.000 e 130.000 anni fa, Ustica viene a più riprese sommersa dal mare ed i detriti ricoprono le rocce vulcaniche, creando dei Terrazzi Marini.

L’attività vulcanica prosegue: sia quella sottomarina nei periodi di “trasgressione” del mare sia quella subaerea.  L’ultimo grande vulcano è rappresentato dalla Falconiera, il cui versante settentrionale collassa durante un’esplosione.

In seguito ad altre due trasgressioni marine tra 105.000 e 80.000 anni fa, l’Isola subisce dei rimodellamenti, legati a movimenti tettonici, che si traducono in un innalzamento della zona dell’Arso e in un frastagliamento della costa settentrionale, dando forma a ciò che oggi noi vediamo.

Alla Rocca Della Falconiera è stato allestito un museo geologico che racconta anche attraverso le immagini questo susseguirsi di eventi. È possibile inoltre visitare i geositi che hanno permesso di ricostruire la storia della nascita di Ustica, una gemma lavorata per migliaia di anni dal sangue infuocato della terra, una piccola roccia plasmata con il mare e con la lava. Dopo milioni di anni di attività vulcanica oggi possiamo godere di splendide grotte, di fertili campi di terra nera, di fondali brulicanti di vita, della trasparenza dell’acqua; possiamo osservare il mare da un promontorio sull’orlo di una immensa placca tettonica e aspettare che Palermo si avvicini sempre di più.

Per divingcenterustica

Nuovi arrivati

Ultima immersione della stagione. Ottobre, il mare conserva il calore dell’estate. Si sta sott’acqua per un tempo infinito. Io già in estasi, perché Grotta Della Pastizza è un sito che promette sempre, promette piccoli vermi colorati, polpi, cicale di mare, cernie timide e poi l’inaspettato. Giochi di luce, tunnel, grotte, statue di santi a vegliare rocce e acqua buia. La risacca che ti culla, che ti sussurra e ricorda che pochi metri più su puoi respirare senza erogatore, puoi guardare la volta di questa caverna immensa, i fichi d’india che si sporgono sull’acqua. Sto tornando in superficie, sono pienamente soddisfatta della nuotata, forse mezzo metro d’acqua sopra di me e mi giro, per guardarmi intorno, come faccio sempre, per dare un’ultima occhiatina. Vedo Jonathan che schiamazza, credo l’unica persona che riesca a schiamazzare sott’acqua, l’unico che riesca ad avere la stessa mimica facciale  e la stessa gestualità all’asciutto e in acqua. Che cosa ha visto? Colpo di culo per guadagnare la posizione orizzontale e pinneggio come una pazza per raggiungerlo, ha le mani sul cappuccio, scuote la testa, lo so, ha visto un nudibranco, dev’essere magnifico, speciale, rarissimo, coloratissimo, pinneggio più forte.  Mi indica una roccia. Non lo vedo. Guardo meglio. Eccolo, eccoli: due microscopici esserini, ci metto l’unghia del mignolo di fianco, il metro di misura più consono. Viaggiano a trenino, e non sono per niente lenti, bianchi, bordati di viola, due punti viola sulla testa, come due occhi, sicuramente hanno una conchiglia e poi dei pois rosati, arancioni, dei colori assurdi. Cerco di fotografarli con la mente perché andrò subito a cercarli nel mio libro. Li ho visti lo so, sono tropicali.  Sono veramente straordinari.

Si chiama Haminoea Cyanomarginata. Lo trovo subito sul libro dei Nudibranchi del Mediterraneo, con Jo conveniamo che corrisponde a quelli che abbiamo visto. Ma non sono originari del Mediterraneo, bensì tropicali, specie lessepsiane. Il termine lessepsiano è stato coniato per indicare le specie marine, sia animali che vegetali, che sono penetrate attraverso il Canale di Suez e si sono stabilite nel Mar Mediterraneo. Il primo avvistamento risale al 1983, in Sudan, quando Heller e Thompson lo descrissero e ritennero che l’Haminoea Cyanomarginata fosse originario del Mar Rosso; in seguito furono avvistati esemplari in Turchia, Grecia, Malta, Creta e Italia (http://www.seaslugforum.net/showall/hamicyan cronologia di tutti gli avvistamenti). In realtà non è possibile determinare con certezza se la specie sia originariamente tropicale; dopo il primo avvistamento nell’83 non è stato più segnalato alcun esemplare in Mar Rosso, contrariamente alle molteplici segnalazioni registrate in Turchia nei primi anni del 2000. Di conseguenza non è semplice stabilire in che direzione sia avvenuta la migrazione. Secondo l’ISPRA pare assodato che la penetrazione abbia avuto origine dal Mar Rosso e non viceversa; comunque gli ultimi aggiornamenti riguardanti la specie e la sua diffusione in Mediterraneo risalgono al 2008, quando Crocetta individuò l’Haminoea Cyanomarginata in Calabria, dopodiché non vi furono più segnalazioni ufficiali. In realtà la zona di diffusione negli ultimi anni deve essersi ulteriormente ampliata e infatti eccola ad Ustica. Il giorno successivo al primo incontro con i subacquei del Diving Center Ustica è stato visto un altro esemplare in un differente sito di immersione. Mi aspetto di incontrarlo la prossima stagione; giugno e settembre sono i mesi in cui le acque dell’Isola abbondano di nudibranchi. Fino a qualche anno fa poche erano le guide in grado di segnalare e di dare qualche informazione sulla biologia di queste specie marine, ma la realtà ora è ben diversa, molti sono i subacquei appassionati di nudibranchi e di macrofotografia e moltissime sono le specie che si possono avvistare ad Ustica, che nulla ha da invidiare ai mari tropicali.

Per maggiori informazioni sulla biologia dell’Haminoea Cyanomarginata rimado ai siti:

http://www.marinealien.sinanet.isprambiente.it/uploads/Haminoea%20cyanomarginata.pdf

http://www.ciesm.org/atlas/Haminoeacyanomarginata.html

Per divingcenterustica

Racing Extinction

Sono diversi i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo articolo, forse poco inerenti con Ustica e l’attività che svolgiamo, ma la mia preoccupazione riguardo allo stato dei nostri Oceani mi ha dato l’input per scriverlo. Nei giorni scorsi ho letto un articolo sugli squali e sul commercio delle loro carni e incredibilmente sono venuto a conoscenza che l’Italia si trova al secondo posto al mondo per consumo alimentare di questo splendido animale.  I secondi consumatori al mondo, un piccolo trafiletto in una rivista, e ho pensato a quanto l’importanza della notizia sia stata presa alla leggera.  Ormai la pesca incontrollata, le emissioni di anidride carbonica, le cattive abitudini alimentari stanno causando l’impoverimento dei nostri oceani e l’estinzione di massa dei loro abitanti. Alcuni dati dicono che la popolazione di Balenottera Azzurra, il più grande mammifero marino esistente, è diminuita del 95% rispetto ai primi del ‘900; il restante 5% è minacciato dal traffico navale delle grandi navi e dalla legislazione internazionale che ha legalizzato nuovamente la caccia alle balene per scopi alimentari. Alcuni paesi asiatici, Cina e Giappone in primis, dopo l’epidemia di SARS del 2002, hanno intensificato la pesca di determinate specie marine per utilizzarne alcune parti come rimedi secondo le tradizioni della medicina cinese.  Della Manta ricavano solo le branchie che, lasciate essiccare e poi ridotte in polvere, vengono destinate ad uso medico come cicatrizzanti e persino contro il cancro.  Lo shark finning è una pratica molto più conosciuta e diffusa: la compravendita delle pinne a scopo medico ma soprattutto alimentare. La pesca e la caccia incontrollate di queste specie marine ha fatto si che la manta venisse inclusa tra le specie in pericolo di estinzione. Non solo la pesca illegale, intensiva e le usanze alimentari stanno distruggendo i nostri mari ma in pochissimi sanno che il 50% delle emissioni di anidride carbonica si scioglie nelle acque oceaniche trasformandosi in acido carbonico e aumentando di conseguenza l’acidità degli oceani; la modificazione del pH porta alla morte degli organismi marini, lo sbiancamento e la moria delle barriere coralline deriva da questo processo di acidificazione.

Cari amici subacquei, per informarvi più dettagliatamente sul traffico e la pesca illegale di specie marine protette, sul cambiamento climatico e sul fenomeno dell’estinzione a cui stiamo rapidamente giungendo in questa era che è stata definita Anthropocene, vi consiglio di vedere il documentario “Racing Extinction”, prodotto dal premio Oscar Louie Psihoyos (The Cove, 2009). Inoltre vi forniamo un link interessante sul documentario stesso ma anche su tutti i progetti e le iniziative dell’Ocean Preservation Society (http://racingextinction.com)

Con l’augurio che questo piccolo articolo,  di questo piccolo  blog, di questo piccolo Diving, di questa piccola Isola,  accenda un barlume di speranza in questo amato mare , e per smuovere le menti più ostili e far capire che preservare questo enorme patrimonio è fondamentale per la nostra sopravvivenza e felicità, per garantire alle  nostre generazioni future  le stesse emozioni che proviamo noi ogni giorno immergendosi in questo meraviglioso mondo.