Cernie del Mediterraneo

Uno degli incontri più frequente e straordinario che si può fare durante le immersioni subacquee nelle aree marine protette è quello con le Cernie.

Scrivo “aree marine protette” perché la Cernia essendo un pesce fortemente stanziale prolifica serenamente in un ambiente protetto.

Questo pesce con le sue grosse labbra ed il corpo tozzo è uno degli animali più frequenti nei nostri mari.

Nel mondo esistono all’incirca 400 specie di cernie, solo nel Mar Mediterraneo ne sono presenti 8 diverse specie.

La Cernia sicuramente più comune e più facile da avvistare a Ustica è la Cernia Bruna ( Epinephelus marginatus) talmente presente da diventarne il pesce simbolo icona dell’Isola stessa.

Ma impariamo a conoscere meglio questo animale con l’aiuto di Desirèe Grancagnolo, Biologa Marina palermitana, Istruttrice subacquea che spesso collabora con il Diving Center Ustica.

L’autrice riassume in questo interessante articolo quelle che sono le abitudini e gli aspetti più curiosi di questa specie, usando un linguaggio comprensibile e ricco di sentimento.

Jonathan Cecchinel

Nuotando tra gli ambienti rocciosi del Mar Mediterraneo, curiosando per gli anfratti

formati da massi accatastati sui fondali delle zone costiere, la Cernia bruna

(Epinephelus marginatus) è la più comune delle cernie che possiamo incontrare ed

avvicinare.

Appena nata, con un comportamento schivo ed elusivo, frequenta acque poco

profonde e si fa riconoscere in modo univoco per la sua vivida livrea, scura con

strisce più chiare sul capo.

Oltre la subpopolazione mediterranea, questo famoso pesce osseo si distribuisce

nei caldi e limpidi mari brasiliani, nelle burrascose acque dell’Atlantico orientale e

nel cristallino Oceano Indiano sudafricano.

Immobili, nascosti tra gli scogli, osserviamo gli individui giovanili. Non dovremo

avere dubbi: sono solo femmine! Ciò perché le cernie sono ermafrodite

proteroginee, durante il corso della vita attuano una transizione e modificano il loro

sesso, diventando maschi una volta raggiunta la taglia prestabilita.

Perché in natura esiste una strategia del genere?

Restiamo nel nostro nascondiglio e osserviamo, provando a comprendere i

vantaggi di questa scelta evolutiva, seguendo – spettatori silenziosi – le principali

attività di una Cernia bruna nel suo ambiente naturale.

La “nostra amica” ha tendenze fortemente stanziali, una volta individuato e definito

un territorio difficilmente si allontanerà da esso. Immaginate che dopo lunghissime

ricerche per trovare la casa dei vostri sogni, energie spese per assicurarvi che ogni

dettaglio sia conforme ai desideri, finalmente si presenti concretamente la

possibilità di iniziare a vivere nella struttura tanto attesa. Lì potrete ottimizzare l’uso

degli spazi a disposizione, in cucina vi recherete quando avrete fame, utilizzerete la

camera da letto per riposarvi, il salotto per dedicarvi ad attività ludiche o rilassanti,

il bagno per pulirvi. Ed è così che la Cernia identifica precisamente le zone verso cui

indirizzare ciascuna attività all’interno del proprio territorio, lì dove ogni scelta viene

bilanciata in modo da mettere in atto azioni che richiedano il minimo dispendio

energetico.

Il legame tra il mare e il concetto di “infinità” viene suggerito chiaramente anche a

chi si limita ad osservarlo senza immergersi, contemplandolo in modo quasi

poetico, con lo sguardo che si perde lungo l’orizzonte sul continuo generarsi delle

onde. In un ambiente così vasto e dispersivo, per la Cernia, alla quale possiamo

attribuire una nota di “pigrizia”, la ricerca di un partner potrebbe richiedere un

surplus energetico insostenibile, ed è per garantire che la riproduzione avvenga e

che la specie possa vincere questa corsa evolutiva per cui tutti gli organismi sono

continuamente in competizione che, come tanti altri pesci, nel tempo, ha adottato

la transizione sessuale.

 

In questo modo si assicurano che ci sia sempre un maschio all’interno di un

territorio, infatti, in sua assenza, la femmina di dimensioni maggiori avvia il

processo ormonale che la guiderà lungo il cambio di sesso.

La riproduzione è uno dei momenti cruciali nella vita degli animali, da essa dipende

il destino dell’intera specie, gli organismi si impegnano tantissimo affinché il

successo sia elevato. Vengono adottate differenti strategie, c’è chi decide che è

giusto riprodursi immediatamente, emettendo tantissime uova e sperando che la

quantità possa garantire la sopravvivenza per alcuni, ma anche chi pazientemente

dedica più tempo aspettando lentamente di raggiungere delle dimensioni tali da

poter indirizzare le adeguate dosi di energia, in queste specie la maturità è tardiva e

gli eventi riproduttivi limitati, così come il numero di progenie.

La cernia adotta quest’ultima strategia e la maturità sessuale sancisce un cambio

netto nelle abitudini dei giovanili che, abituati a preoccuparsi esclusivamente di

come procurarsi cibo, vengono improvvisamente colpiti e stravolti da una bomba

ormonale che ne rivoluziona il modo di comportarsi, comunicare e perfino l’aspetto.

In estate, infatti, quando si aprono le danze per la stagione riproduttiva, i maschi

l’anticipano iniziando ad “indossare” una livrea con macchie bianche diffuse su

tutto il corpo. Pazientando, scrutandoli, ecco che i dominanti cambiano look ancora

una volta, adottano un modello a strie argentee, ma solo chi con costanza, nel

tempo, si sofferma ad osservare potrà accorgersi che a settembre gli stessi

individui, a causa della stanchezza fisica derivante dall’impegno energetico

investito per la riproduzione, appaiono grigi chiari.

L’incremento delle temperature dell’acqua prepara l’ambiente e lo rende idoneo ad

accogliere il grande evento: tutto è pronto, da Maggio fino a Settembre, gli individui,

animati dal flusso ormonale, si attivano e si aggregano in specifici luoghi per

riprodursi.

Dovremmo annullare qualsiasi impegno dalle nostre agende e concederci un

soggiorno in mare abbastanza lungo per seguire l’intero rito amoroso della Cernia

ma potremo godere delle scene quotidiane di un’estate mediterranea immaginando

di stazionare per lungo tempo su un fondale roccioso, osserveremo che prima

dell’incontro con le partner, ogni maschio (che formerà il suo harem con 7

femmine) pattuglia costantemente il territorio, nuota rapidamente e insegue i

conspecifici per mandarli via. L’arrivo delle femmine mature viene accolto con

scenografiche esibizioni messe in atto con movimenti della coda che ne fanno

librare e inclinare i maestosi corpi.

Già dal crepuscolo, in assenza di luce, iniziano a muoversi su scale spaziali ristrette

preoccupandosi di pattugliare e difendere dall’arrivo di altri maschi solamente le

aree in cui le femmine, ispirate durante il giorno dalle “danze nuziali”, possano

decidere di entrare per accoppiarsi.

 

Conquistata l’attenzione della compagna, questa viene approcciata con dei

movimenti verticali che, una volta raggiunto l’apice di un immaginario vortice

amoroso, culminano con un esplosivo e fulmineo rilascio di gameti che termina poi,

immediatamente, con la separazione della coppia.

Era il 1956 quando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo usciva il film

documentario in cui Jacques Cousteau definiva il mare come “Mondo del silenzio”.

Immergerci ci permette effettivamente di isolare e modificare le percezioni terrestri,

con il tentativo di adattarci a visioni ambientali dai colori alterati, rumori dilatati e

amplificati da ogni singola molecola d’acqua che ci circonda, ma il silenzio del

Comandante è una condizione ben lontana dalla complessità sonora del mare.

I pesci, ad esempio, sono rumorosi e vari nelle loro comunicazioni, sperimentano

diversi meccanismi per la produzione dei suoni e li caratterizzano per manifestare

le loro intenzioni. Queste vocalizzazioni sono state proposte come strumento di

monitoraggio, divenendo oggetto di studio per la recentissima branca dell’ecologia

acustica che attenziona il “paesaggio sonoro” per comprendere in che modo i suoni

presenti in un habitat possano influenzarne la biodiversità ospitata.

I subacquei che in estate frequentano il promontorio di La Revellata, nella costa

nord-occidentale della Corsica (Francia), hanno riferito di aver sentito dei forti

rimbombi provenienti dalle aree di aggregazione delle Cernie brune.

Quest’informazione ha suscitato interesse in un gruppo di studio transnazionale

composto dai biologi marini dell’Università di Liegi (Belgio), dell’Area marina

protetta di Banyuls sur mer (Francia) e da un ente di ricerca della Revellata

(Corsica-Francia) che hanno voluto indagare, in condizioni di cattività, il ruolo

sociale di queste vocalizzazioni e il loro coinvolgimento nei comportamenti

riproduttivi. In condizioni sperimentali è stato possibile registrare e attenzionare

due principali modalità di comunicazione emesse dagli individui durante le attività

di corteggiamento, un “boom” singolo ad alto volume ed una serie di “boom” seriali.

Infatti, oltre ad indossare una colorazione argentea, brillante e fortemente attraente,

per attrarre le conspecifiche, i maschi sfoggiano le loro capacità canore intonando

delle melodie al tramonto.

L’idea di un’Area Marina Protetta (AMP) ci guida con l’immaginazione verso luoghi

incontaminati in cui è possibile vivere e riconoscere un legame genuino tra attività

antropiche e ambienti naturali. La loro istituzione è ormai riconosciuta globalmente

come efficace strumento per proteggere la biodiversità e promuovere uno

sfruttamento delle risorse ittiche sostenibile. Il successo di un’AMP supera le

barriere immaginarie delle zonazioni locali e dipende anche dalla dispersione delle

larve e dalla connettività tra popolazioni che vivono in siti differenti e che

scambiano individui adulti, giovanili, larve o gameti.

Come già anticipato, le abitudini stanziali e la maturità sessuale in età avanzata

rappresentano elementi di vulnerabilità per la Cernia bruna, infatti gli individui di

 

dimensioni maggiori, che generalmente rappresentano il principale target di pesca,

sono gli unici in grado di riprodursi e, in seguito al loro prelievo, saranno necessari

anni affinché la generazione successiva raggiunga il grado di maturità idoneo.

Se pescare individui giovanili che non hanno ancora raggiunto la maturità sessuale

significa effettivamente bloccare la riproduzione ancora prima che essa possa

avvenire, per la Cernia non facciamoci però ingannare da chi dovesse giustificare il

prelievo di individui di adulti come atto di sostenibilità, in realtà si sta alterando il

rapporto tra sessi riducendo il numero di maschi riproduttori.

L’Unione Internazionale della Natura ha infatti classificato la specie all’interno della

categoria “In pericolo di estinzione”, per via delle frequenti fluttuazioni delle

popolazioni dovute alle attività di pesca. L’attuale sistema di Aree marine protette

sembra essere inefficace nel mantenere la connettività tra le popolazioni di Cernie

brune mediterranee, si tratta in effetti di gruppi indipendenti e attualmente incapaci

di instaurare scambi realizzando una rete interconnessa tra le popolazioni.

Nonostante l’attuale scenario di crisi climatica, il carisma della Cernia bruna e il

fascino che esercita su noi subacquei ci portano ad accettare, con maggior

leggerezza, che le specie sedentarie modificano i confini delle loro aree di

distribuzione diventando maggiormente abbondanti perfino ai confini più

settentrionali, in un mare che globalmente modifica i suoi parametri.

Desirèe Grancagnolo.

Photo DELL’ARTICOLO  Lucie Poutet e Bruno Pitruzzella.

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