Per staff

Il Fascino Della Medusa

Sicuramente la medusa è uno degli organismi più affascinanti del mondo marino. Privo di cervello, sangue e ossa, composta al 95% di acqua, la medusa è presente nei nostri mari da almeno 100 milioni di anni, sopravvivendo solo grazie all’uso delle correnti e ad i suoi organi sensoriali.

Ogni anno passo sempre più tempo a raccomandare ai miei amici subacquei di stare attenti alle meduse e spesso e non volentieri le raccomandazioni non servono perché, nonostante tutte le precauzioni prese, le meduse sono difficili da individuare e se il mare è leggermente mosso capita di essere punti.  Le cellule dei tentacoli, che contengono una sostanza urticante (nematociste), si chiamano cnidoblasti; la medusa espelle questo liquido urticante reagendo a stimoli chimici o meccanici e  lo usa per immobilizzare la preda e quindi avvolgerla per poi nutrirsene.

Ovviamente prima di ogni bagno o immersione non può mancare la domanda di rito: “Jonathan ma ci sono le meduse?”. Quindi, come è mio solito fare, aguzzo la vista, faccio il giro del gommone ispezionando la zona circostante, prendo la maschera, controllo per bene attorno e do il via libera per il bagno o per l’immersione. Ma in rare occasioni abbiamo dovuto addirittura cambiare sito di immersione per il numero elevato di meduse; noi subacquei anche se coperti per bene dalla muta abbiamo delle zone scoperte come mani e viso, quindi è sempre opportuno controllare bene la zona d’immersione prima di ogni tuffo.

Tralasciando il lato “brutto” dell’animale, la struttura anatomica della medusa è strana ed affascinante; con i suoi movimenti soavi, il modo ritmico di muovere l’ombrello, il colore violaceo e i lunghi filamenti, il modo di sfruttare le correnti, la sua fragilità e al tempo stesso la sua pericolosità, questo strano animale incanta i subacquei che spesso la immortalano con le loro fotografie.

Di meduse ne esistono svariate specie: alcune prediligono la superficie degli oceani, ad altre piace la profondità ed alcune meduse preferiscono l’acqua dolce.

Le meduse, quando si tratta di riprodursi, si rivelano tra gli organismi più sensazionali del pianeta. A seconda della specie possono moltiplicarsi per via sessuata o asessuata , sono i grado di creare copie identiche di se’ stesse e di dividersi in due tramite un processo chiamato strobilazione. Ed ancora più sorprendente è che  alcune meduse sembrerebbero in grado di resuscitare; la cosiddetta ”medusa immortale”, che vive nel Mediterraneo e nei mari del Giappone, riesce ad invertire il processo di invecchiamento: anziché morire è in grado di  tornare allo stadio giovanile e dare un nuovo inizio alla sua vita di medusa. Gli scienziati definiscono questo miracolo della natura con il nome complicato di transdifferenziazione. Quindi non c’è da stupirsi se esistono nel nostro pianeta da milioni di anni.

Dagli ultimi aggiornamenti scientifici che riguardano le meduse si pensa che il numero di questi organismi sia in aumento, ma stabilirlo è molto complicato.

Alcune specie non autoctone del Mediterraneo, come la temuta e pericolosa Caravella Spagnola, sono state  avvistate nei nostri mari Italiani, quindi non solo pesci alieni stanno insediandosi nei nostri mari ma anche alcune specie di meduse pericolose per l’uomo.

Ad Ustica, per fortuna, meduse estremamente pericolose come la Caravella Spagnola non sono mai state avvistate, le specie che spesso incontriamo durante le nostre avventure subacquee sono principalmente quattro:

Pelagia noctiluca con un diametro di 10 cm e filamenti spesso molto lunghi. La pelagia noctiluca è abbastanza urticante ed è quella che ogni stagione ci fa correre in farmacia a prendere pomate al cortisone o unguenti all’aloe per alleviare la reazione al veleno ed il fastidio creato dalla puntura.

Rhizostoma Pulmo o polmone di mare, con il suo grosso ombrello che può arrivare a misurare 50 cm di diametro, è poco urticante per l’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

Cotylorhiza Tubercolata, spesso erroneamente chiamata Cassiopea, bellissima medusa dal colore giallo, sembra un uovo fritto che fluttua per mare e spesso ospita dei simpatici pesciolini (sugarelli)

che vivono in simbiosi con lei; questa medusa è innocua per l’uomo.

 

 

 

 

 

 

Velella velella  A un diametro di 4 cm dal colore blu intenso con una piccola vela nella parte superiore del corpo che usa per facilitare gli spostamenti utilizzando il vento,  in alcuni anni invade la costa usticese ed è semplicissimo vederla spiaggiata, anche questa medusa non è pericolosa per l’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ad Ustica qualche anno addietro è stato presentato il progetto JellyRisk, un progetto che serve ad informare i bagnanti del rischio che corrono se incontrano determinate meduse e insegna come curarsi dalla loro puntura. Il progetto si impegna  principalmente a monitorare l’aumento e la diminuzione delle meduse nel Mediterraneo. Trovate tutte le informazioni necessarie sul sito www.jellyrisk.eu.

Le meduse sono anche uno degli alimenti principali di molti animali, tartarughe in primis, e la loro sopravvivenza dipende anche da questo organismo .

Le meduse continueranno sempre ad affascinare noi subacquei, continueranno a farci imprecare dopo una puntura, ricordandoci sempre che siamo ospiti in un mare che è loro da più di 100 milioni di anni fin dal principio della biologia dall’inizio di tutto, ma il fascino  della medusa forse sta proprio nella sua strana formidabile natura.

 

Per staff

Un Motivo in Più

Da molto tempo riflettevo sul contenuto di questo articolo e proprio qualche giorno fa ho sfortunatamente trovato l’input necessario per scriverlo. (come tutti i giorni rientriamo in porto dopo aver fatto due bellissime immersioni) La giornata è buona, le condizioni del mare sono ottime e quindi facciamo la prima immersione  alla Secca della Colombara, a caccia di grandi pesci,e la seconda all’Omo Morto alla ricerca di nudibranchi. All’imboccatura del porto  mi accorgo che sul molo c’è un’attività strana per essere Ottobre; ormeggio quindi  il gommone, metto piede a terra e mi avvicino proprio dove c’è questo  capannello di persone che stazionano attorno alla Jeep della capitaneria di porto. Qui mi accorgo che  dentro una bacinella blu c’è una magnifica tartaruga Caretta Caretta, di medie dimensioni,  accanto a me c’è Mauro Maniscalco, titolare del Diving Center Alta Marea; è stato proprio lui a trovarla e a trarla in salvo, gli chiedo in che stato si trovava quando l’ha raccolta e mi racconta di averla individuata in prossimità della Grotta della Pastizza, avvolta da un telo di plastica e che intorno  al collo e alla pinna sinistra c’era del filo da pesca che la strozzava e gli impediva la mobilità. Lo stato di salute della povera tartaruga non è il massimo: il carapace è rovinato in diversi punti , la pinna sinistra è di un colore bianchiccio, forse per la scarsa circolazione del sangue, infatti la povera pinna ormai è deformata e forse alcune parti sono in necrosi. Ed e così che una bella mattinata di immersioni per me si trasforma in fonte di tristezza e di ispirazione per questo blog .

 

PLASTICA

I dati relativi alla dispersione di plastica in mare e alla situazione ambientale dei nostri oceani sono allarmanti. Si calcola che ogni anno si riversino in mare almeno 8 milioni di tonnellate di plastica. Il 40% di questa plastica viene utilizzato solo una volta per poi finire nella spazzatura. Si ipotizza che la plastica uccida milioni di animali marini, tra questi anche specie in via d’estinzione. Nel Pacifico si trova la più grande isola di plastica al mondo, che ha quasi le stesse dimensioni della penisola Iberica ed è composta approssimativamente da 100 milioni di tonnellate di rifiuti, principalmente di plastica. Ogni giorno uccelli di varie specie vengono trovati morti con lo stomaco pieno di plastica, le tartarughe annegano impigliate nelle reti , le balene filtrano le microplastiche insieme al plancton; ogni posto al mondo, dalle isole più remote del pacifico alle banchise antartiche, il fenomeno plastica dilaga e non sembra più arrestarsi e così piano piano il mondo marino ed i suoi abitanti scompaiono . Dalle analisi scientifiche effettuate le microplastiche sono state trovate ovunque ,nei fondali  oceanici, nel ghiaccio che galleggia nell’Artico, praticamente OVUNQUE. Il 15% della sabbia delle spiagge delle Isole oceaniche è composto da microplastiche. Analizzando il sale che compriamo a scopo alimentare si scopre che contiene micro particelle di plastica che regolarmente ingeriamo senza neanche accorgercene. Il pesce che mangiamo contiene plastica. La plastica, questa relativa giovane scoperta derivata dal combustibile fossile, ha praticamente sconvolto l’equilibrio naturale globale in poco più di 60 anni. Cosa possiamo fare? Sicuramente l’opinione pubblica mondiale sta pian piano prendendo in seria considerazione il problema della plastica negli oceani; ormai il web e i vari mezzi di informazione sono molto sensibili a questo tema. Il cambio di rotta deve avvenire, e per cambiare direzione dobbiamo cambiare stile di vita, abitudini e magari abbandonare qualche comodità  per avere un futuro meno inquinato. Partiamo dal presupposto che per cambiare le cose bisogna avere una coscienza ambientalista ed avere veramente a cuore le sorti del nostro pianeta e dei nostri oceani e quindi dei nostri figli e futuri nipoti. Le soluzioni sono semplici ed efficaci per il cambiamento.  Di seguito  5 esempi proposti da Laura Parker e pubblicati sul National Geographic da poter seguire :

1° BASTA SACCHETTI DI PLASTICA : portiamo sacchetti riutilizzabili da casa quando facciamo la spesa. Ogni anno si consuma in media un trilione di buste di plastica, in pratica una al giorno per ogni americano mentre un danese ne consuma 4 all’anno.

2° NIENTE Più CANNUCCE: tranne che per esigenze mediche ma forse anche in quel caso, possiamo usare quelle in carta. Gli americani buttano via 500 milioni di cannucce al giorno, circa 1,5 a persona .

3° EVITARE LE BOTTIGLIE : compriamo bottiglie riutilizzabili, alcune sono dotate di filtri, cosi non dobbiamo preoccuparci della qualità dell’acqua, ogni minuto che passa al mondo vengono vendute un milione di bottiglie di plastica.

4° STOP AGLI IMBALLAGGI: compriamo saponette , non sapone liquido, compriamo prodotti  sfusi, evitiamo cibi avvolti nella plastica .

5° RICICLARE IL Più POSSIBILE: anche nei paesi più ricchi i tassi di riciclaggio sono bassi;  in tutto il mondo si ricicla solo il 18% della plastica usata , l’Europa è al primo posto tra i continenti per la maggior quantità di plastica riciclata,la Norvegia batte tutti i record riciclando in 97% delle bottiglie di plastica.

Invece per Ustica cosa possiamo fare? Molte isole ormai stanno abbracciando l’idea di “Isole ecologiche” moderando il consumo di plastica con ordinanze che vietano l’ingresso di plastica monouso. Ustica ancora non ha aderito a questo progetto ma a quanto sembra l’idea di intraprendere questo percorso c’è. Per Ustica proporrei di vietare l’uso delle cannucce nei vari bar dell’Isola, magari usando cannucce ecologiche o addirittura non usandole affatto. Proporrei un distibutore di acqua potabile dove ogni cittadino può riempire la sua bottiglia d’acqua usando sempre la stessa bottiglia senza disperderla nell’ambiente. Proporrei una forte campagna di sensibilizzazione all’ambiente e alle buone abitudini del riciclo dei rifiuti a partire dalle scuole d’infanzia. Proporrei il divieto alla vendita della plastica monouso e dei sacchetti di plastica. Istallerei una buona cartellonistica che invita il turista a non sporcare e a rispettare l’ambiente. Ripristinerei di nuovo il vecchio battello spazzamare, per chi non lo conoscesse anni fa esisteva una barca, il  “Pellicano”, finanziata dal Ministero dell’Ambiente, che girava tutto il giorno attorno all’Isola  a raccogliere plastica ed altri oggetti che galleggiavano sul mare. Era un ottimo servizio e garantiva 2 posti di lavoro tutto l’anno. Organizzare settimanalmente la pulizia della costa in modo da far trovare l’Isola accogliente, e non invasa dalla plastica, ai nostri turisti ed evitare che la plastica che staziona nella costa di Ustica si riversi di nuovo in mare. Organizzare periodicamente una pulizia dei fondali di Ustica coinvolgendo i Diving Center.

Il mare è invaso dalla plastica, io mi sento in dovere di fare qualcosa e voi?

Per staff

Sogno Di Una Grotta Di Fine Estate

 

Pinneggio in superficie, il viso rivolto al gommone, posso ammirare la costa, la sottile lingua di lava che sprofonda dolcemente in mare e lascia una scia nera in superficie, la spina dorsale di un enorme dinosauro marino, ricordo e propaggine di un’isola vulcano. Ci immergiamo nel punto in cui inizia la franata, cominciamo a scendere, la pressione ci risucchia verso il fondo sabbioso. Non prestiamo molta attenzione al blu, alle rocce, alle salpe che pascolano, alle castagnole in ordine sparso, siamo concentrati sull’obiettivo. Il termoclino si fa sentire. Ecco. Un ampio arco, la sabbia finissima, bianca, oloturie giganti adagiate sul fondale. L’apertura della grotta è una mezza sfera scura, si sporge appena oltre la dorsale della franata. Accendiamo le torce e siamo pronti, attenti a non appoggiarci sul fondo. Non ho idea se qualcuno abbia l’abitudine di farlo, di guardarsi indietro prima di entrare, una sbirciatina al mare aperto. Io non lo faccio, sono già concentratissima sulle screziature di spugne adese alla volta dell’entrata. A destra subito un piccolo masso, squadrato; Spugne gialle, arancioni, bianche, Madrepore, Paguri, Cipree, fossili, Nudibranchi e naturalmente Gamberi. Sotto il fascio della torcia i loro occhi sono coppie di lucine rosate; il loro camminare è un lievissimo lambire la roccia. Camminano sott’acqua, a pensarci è sorprendente. Sono come una folla fluida che si disperde all’incombere dell’estraneo visitatore. Sono traslucidi, le uova blu elettrico accolte negli addomi, le antenne ondeggiano. Qualcuno è più curioso ma se ti avvicini guizzano fulminei.

La volta della grotta è stupenda, colorata, difforme, incombente. Potrei passare le ore ad esplorare ogni centimetro quadro di queste pareti. Altri massi più grandi, altri colori, altre frotte di gamberi in corsa. Nelle fenditure si nascondono Aragoste e Magnose, esseri viventi preistorici. Ogni tanto sulla sabbia, nascosto da un lembo di roccia, spunta baldanzoso un Gambero Meccanico, aizzando le chele in segno di protesta. Eleganti Musdee mostrano il bianco ventre alla luce delle torce, i baffi sfiorano la sabbia, si infilano sinuose in luoghi inesplorabili, che per curiosità vorremmo penetrare, appiattendoci fino ad infilarci tra il fondo e la volta bassissima, nel budello della colata lavica. E’ buio, molto. A malapena ci si vede tra di noi, ogni tanto un richiamo luminoso circolare della guida: “Tutto ok?”, “Da Dio, grazie”, roteando più volte la torcia, in estasi. Il fondale inizia a salire e piano piano, uscendo dal gomito oscuro, si intravede un chiarore bluastro; voltando il capo a destra ecco che si apre una breccia di luce, una grande finestra sul mare, il profilo del fondale punteggiato di spirografi, come una collina fiorita. E’ difficile distogliere lo sguardo, ma più oltre, più in profondità, il tunnel si restringe e sulla volta si apre una tasca ripiena di gamberi impazziti, una specie di mensola su cui affacciarsi e osservare questi crostacei operosi. L’ultima occhiata ai gamberi. Si perché ora si aprono dei fori di luce, alcuni gradini di roccia indicano il passaggio, sembra l’entrata di una spelonca accogliente, primitiva. Si esce a destra, espirando e facendosi cilindrici, attraverso un passaggio che conduce ad un atrio di rocce rosa, viola, gialle, arancioni, bianche. Un altro passaggio, altre meraviglie, poi di nuovo il blu e la franata e spirali di Boghe e Sauri e banchi passeggeri di Saraghi fasciati, qualche grossa Cernia appollaiata sui massi. Smaltiamo la deco costeggiando pigramente la parete di Punta Galera, abbacinati dalla luce, dai riflessi argentei di molti pesci. Ma quanto saremo stati lì dentro, nel ventre oscuro e freddo della terra? Pinneggiamo appesantiti dall’azoto e reduci del sogno.

Sara De Pieri

Per staff

Un luglio con tanto da insegnare e imparare

 

Se durante l’ultimo mese non ci sono stati molti aggiornamenti a questo blog è stato perché luglio è trascorso molto velocemente tra i tanti impegni che lo hanno reso un mese decisamente ricco, un mese che si conclude oggi successo e con un bottino di cui vogliamo rendervi partecipi.

 

Lasciando perdere tutte le bellissime immersioni con cui abbiamo accompagnato i nostri fun divers tra le bellezze di Ustica e tralasciando gli innumerevoli battesimi che come sempre si sono rivelati molto emozionanti, i veri padroni indiscussi di questo luglio sono stati sicuramente i nostri corsi ed i nostri corsisti, che hanno arricchito la bacheca di “Divers Made in Ustica Diving Center” di ben diciotto nuovi protagonisti del mare provenienti da sei nazionalità diverse.

 

Abbiamo portato ancora più profondi nella loro conoscenza del diving cinque Padi Advanced Open Water Divers che si faranno sicuramente valere nei fondali dei sette mari: il nostro illusionista Luigi ed gli amici di vecchia data Caterina, Paolo e Valeria, insieme al simpaticissimo Martin dalla Repubblica Ceca, si sono infatti guadagnati i galloni di AOW Divers rendendo particolarmente fiero il nostro istruttore Andrea, che li ha accompagnati attraverso nuove esperienze subacquee vissute con tanto divertimento insieme a studenti bravi quanto speciali.

 

Abbiamo poi Giampiero e Domenico, che insieme al nostro istruttore Ivan hanno invece fatto un passo avanti verso altre nuove frontiere ancora: il primo meritandosi una certificazione come PADI Underwater Photographer ed il secondo confermandosi uno dei buddy che tutti vorrebbero attraverso il corso EFR Primary & Secondary Care Provider.

 

Ma come sempre la soddisfazione più grande sta nei corsi PADI Open Water Diver con cui far scoprire il mare a chi ancora non lo ha mai visto da dentro, soddisfazione che Ivan ed Andrea si sono spartiti “creando” ben undici nuovi subacquei che si godranno con perizia e sicurezza tutte le future immersioni che auguriamo loro in futuro: ci riferiamo al bravissimo Francesco, ai giovanissimi Matilde e Giuseppe, alle sorelle tedesche Annabell e Johanna ed alle affiatatissime coppie Sara & Jan dal Belgio e Kamola & Harry dall’Inghilterra. Last but not the least Marco e Sofia, fratello e sorella venuti dalla Svizzera per conquistarsi insieme il loro primo brevetto, che hanno ottenuto con successo proprio mentre scriviamo questo articolo.

 

Insomma, come dicevamo è stato un luglio proprio ricco sia di lavoro che di emozioni, un mese che ci ha preparato all’arrivo di agosto mantenendo decisamente alti sia l’umore che la voglia di ripeterci con altri grandi risultati in fatto di insegnamento.
E voi che farete? Verrete a condividere con noi questo agosto raggiungendoci per qualche immersione? Avete voglia di scoprire le qualità dei nostri istruttori aggiungendo un altro pezzetto alla vostra preparazione? Noi ci contiamo, per questo troverete le porte dell’Ustica Diving Center spalancate per accogliervi come sempre e noi pronti ad accompagnarvi nella vostra prossima avventura.

 

Per staff

Valeria adesso è una persona ancora più profonda…

 

Un’altra bellissima giornata qui ad Ustica, dove festeggiamo l’ingresso di Valeria nel mondo degli Advanced Open Water divers!

 

E’ sempre bello vedere le persone far crescere la loro esperienza e capacità sott’acqua, ma ancora più lo è quando queste persone sono nostri amici che ci vengono a trovare tutti gli anni sia per divertirsi che per affidarsi a noi per la loro crescita come subacquei.

 

Che dire quindi? Tanti complimenti e grazie di cuore Vale, per un’altra volta ancora ci hai fatto sentire speciali e felici di mettere il nostro staff a disposizione delle tue future avventure di mare!

 

Ben fatto Advanced Diver, ti aspettiamo il prossimo anno per portarci di nuovo la tua ventata di amicizia e di allegria.

 

Un abbraccio grande a te e a Claudio, che prima o poi ti raggiungerà nel blu!

 

Per staff

Complimenti ai nostri nuovi Advanced Open Water Divers!


Tanti complimenti a Caterina e Paolo, che hanno appena terminato con grande successo il loro corso Advanced Open Water Diver entrando di diritto nel mondo dei divers avanzati pronti ad esplorare tutti i mari con un occhio molto più profondo.


Cosa c’è di meglio per due amici che fare un corso insieme scegliendo il diving center che ormai da anni li ospita ogni estate? Di meglio c’è solo farlo attraverso cinque bellissime immersioni nel mare di Ustica, che anche in questo caso si è rivelato più che generoso!


Grazie della vostra amicizia e del vostro impegno ragazzi, grazie di darci ogni anno l’opportunità di rivedervi insieme a tutto il vostro bellissimo gruppo di amici come Fadhi, Paola, Adriana, Andrea e Marie… Vi aspettiamo il prossimo anno per il Rescue Course!


Ancora complimenti ed un grande abbraccio a voi tutti.

Per staff

Advanced Open Water Diver e Magie!

Con grande soddisfazione abbiamo un nuovo Advanced Open Water Diver qui ad Ustica: Luigi, alias Lyon Harvey.

 

Perchè “alias”? Perchè durante le cinque bellissime immersioni del suo corso abbiamo scoperto che Luigi non solo è un bravissimo diver, ma anche un incredibile illusionista e prestigiatore… e cosa succede quando un diver illusionista incontra un diving center fatto da persone che l’arte la hanno sempre a cuore? Semplice, si porta l’arte sott’acqua!

 

Vien da sé che una sesta immersione per registrare un video con alcuni dei suoi giochi di prestigio in chiave subacquea fosse praticamente d’obbligo, un’esperienza davvero divertente sia per noi che per lui e che presto diventerà una clip che non vediamo l’ora di condividere con tutti voi.

 

Che dire? Il mare già di per sé è magico, ma questa volta lo è stato ancora di più grazie all’abilità di Luigi che davvero lascia a bocca aperta, quindi attenti a non perdere gli erogatori!

 

In attesa della pubblicazione di questo video di illusionismo subacqueo vi lasciamo con i link al suo sito (www.lyonharvey.com) ed al suo account Instagram (@LyonHarveyMagic) con cui iniziare a scoprire il suo grande talento.
Per staff

Il premio “Our Commitment to the Underwater World” va a….


Nel contesto della 59° Rassegna Internazionale per le Attività Subacquee, prestigioso palcoscenico del mondo sommerso ed orgoglio dell’Isola di cui abbiamo parlato recentemente, anche l’Ustica Diving Center ha avuto un suo particolare momento di orgoglio: Ivan Piacenza, Master Scuba Diver Trainer in forze al nostro equipaggio di quest’anno, è stato insignito dell’importante targa “Our Commitment to the Underwater World”, un premio speciale che si è del tutto meritato per le splendide fotografie subacquee da lui realizzate per il progetto ambientale “A Picture for Tomorrow” promosso dall’organizzazione Iemanja capitanata da Achille Zaoner e Renato Mancuso.


Come abbiamo raccontato qualche tempo fa l’Ustica Diving Center si è impegnato sin da subito per aiutare Iemanja nel trovare le condizioni ideali per la sua ricerca, ed il nostro Ivan non solo ha messo a disposizione le sue grandi capacità di diver per fare strada insieme a Jonathan Cecchinel nel portare il loro rov alla scoperta degli angoli più belli della Secca della Colombara, ma soprattutto ha usato il suo fantastico occhio fotografico per scattare alcune splendide testimonianze del momento: un contributo che a lui è valso questo importante e meritatissimo riconoscimento e che a tutto il dive center è valso la grande soddisfazione di vedere premiato uno dei suoi protagonisti di questa stagione.


Una volta ritirata la targa Ivan ha ricevuto l’abbraccio sia fisico che ideale dell’Ustica Diving Center e adesso crediamo proprio che meriti anche il vostro. Perchè? La gallery delle sue fotografie che sono valse il premio “All’Impegno per il Mondo Sottomarino” risponde da sé


Complimenti Ivan, e un grazie di cuore da tutto il tuo team.


Jonathan Cecchinel

Per staff

Tridente d’Oro: una Storia lunga 59 anni

Un altro bellissimo Giugno sta per finire qui sull’Isola ed il cuore della stagione di immersioni inizierà a breve con l’arrivo di luglio, quel che rimane nel mezzo a questi due tempi apparentemente neutrali è in realtà il vero momento di prestigio per Ustica e per la sua unicità mondiale: il momento in cui Usticesi, diver e amanti del mare di tutto il mondo vestono idealmente uno smoking (magari di neoprene) per prepararsi alla Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee ed alla consegna dei suoi Tridenti d’Oro.

Di cosa parliamo? Parliamo del Premio Nobel della Subacquea, del Premio Oscar del Mare: quell’evento che ha portato Ustica in cima all’Olimpo di tutti quei luoghi che devono e danno qualcosa al regno sommerso di un Poseidone che in questi giorni è un’altra volta curioso di vedere come andrà a finire.

Quelli che saranno i risultati dell’edizione 2018 li racconteremo magari in futuro con un nuovo post, oggi vogliamo invece dedicare uno spazio alla storia di questo premio che nel suo albo d’oro vede nomi che tanto hanno il sapore di opera unica nella cultura del mare.

Correva l’anno 1959 quando la prima edizione del premio ha spalancato le porte a cinquantanove anni di eccellenza, una rassegna che è nata per la voglia di racchiudere sulla stessa isola, come fosse una cassaforte, tutto ciò di più prezioso che la subacquea abbia mai avuto da offrire: i nomi di chi ne ha fatto la storia sotto qualsiasi punto di vista. Dal 1959 in poi sono stati ben centonovanta i nomi che si sono legati a doppio filo con Ustica ed il suo premio, persone che hanno contribuito al prestigio dell’Isola e della sua rassegna e che sono state ripagate dal prestigio che Ustica ed il Tridente d’Oro hanno di rimando dato loro.

Di chi parliamo? Per dirne qualcuno parliamo di Jaques-Yves Cousteau, ovvero colui che la subacquea l’ha praticamente creata permettendo alle generazioni successive di scavalcare i confini fisici che fino ad allora non avevano permesso all’uomo di mettere la testa sott’acqua per più del tempo di un tuffo, un nome che da solo è sinonimo di cultura del mare e di leggenda. Parliamo di Walt Disney, che nella sua carriera di Oscar holliwoodiani ne ha vinti ventisei e che, con lo stesso orgoglio e con lo stesso proverbiale sorriso, è venuto a ricevere il Tridente d’Oro per aver aperto le porte ad un immaginario artistico con il quale il mondo del mare è arrivato anche ai bambini.

Parliamo di Hans Hasse, l’inventore della fotografia e della ripresa subacquea che hanno concesso davvero a chiunque di riuscire a vedere alcuni dei più affascinanti e nascosti segreti sommersi. Lo hanno vinto Philippe Taillez e Frederic Dumas che tra le tante avventure ed opere collezionate sono stati i primi a far rimanere impresse su pellicola le meraviglie del Mar Mediterraneo; così come ne è stato insignito Albert Buhelmann per la creazione dell’omonimo algoritmo che ancora oggi è alla base della maggior parte dei diving computer ai quali i subacquei di tutto il mondo affidano la loro sicurezza in acqua.

Non si parla però solo di glorie straniere, perchè anche tanta Italia è alla base della storia della subacquea: il primo dei Tridenti d’Oro nostrani, almeno per fama, è senza dubbio Folco Quilici, persona che attraverso i suoi documentari ha instancabilmente raccontato il mare agli italiani per più di mezzo secolo e che solo la recente scomparsa ha messo a riposo.

Lo hanno vinto Luigi Ferrario per la creazione del primo circolo subacqueo italiano della storia e Duilio Marcante, che lo ha ricevuto ben due volte: la prima come riconoscimento all’incredibile lavoro per il quale è considerato il vero padre della didattica subacquea italiana, ripetendosi poi in coppia con Giorgio Odaglia grazie alla creazione della così detta “Manovra Marcante-Odaglia” che a partire dal 1953 ha rivoluzionato la tecnica di compensazione alla base di tutti i successivi record mondiali d’apnea. A proposito di apnea è impossibile non ricordare i Tridenti d’Oro vinti da Enzo Maiorca e Jacques Mayol, due campioni assoluti, da sempre rivali ma uniti nel loro destino anche da questo premio.

L’elenco reale è naturalmente molto più lungo di così, ma siamo già sicuri di aver riccamente riassunto quello che è l’orgoglio che Ustica prova per la sua rassegna e che il mondo della subacquea prova invece per Ustica: la Perla Nera del Mediterraneo che è e rimane la principessa della subacquea mondiale e che una volta all’anno si trasforma nel palcoscenico ideale per celebrarne il ruolo.

Come sapete l’Ustica Diving Center è l’unico nato grazie alla passione di Usticesi e si trova al centro del paese, al centro della vita di quest’isola incredibile, e quindi almeno idealmente anche al centro di questa storia bellissima che in ogni suo dettaglio fa rima con mare: motivo per il quale l’arrivo della Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee è per noi un po’ come la celebrazione stessa delle nostre scelte. Non stupitevi quindi se ci troverete sempre in prima fila con l’equipaggio al completo, un team che di anno in anno si lascia contagiare da questi valori meravigliosi che sono alla base di ogni giorno di lavoro in cui il nostro centro diving apre la propria porta.

 

Andrea Materiale

Per staff

Aiutaci a Difenderlo.

 

Come vi raccontavo nel mio ultimo post la stagione 2018 è cominciata in modo veramente speciale grazie alle tante novità che vanno ad arricchire una base già molto significativa sia per noi che per i nostri clienti, quei subacquei che nell’Ustica Diving Center hanno sempre riconosciuto il modo migliore per calarsi perfettamente nell’ambiente marino più bello ed importante del Mare Mediterraneo.

 

Sulla scia delle novità dell’anno oggi voglio raccontarvene altre due che contribuiranno a rendere ancora più ricca questa annata: mi riferisco due progetti, nati per la tutela marina, che sono appena sbarcati sull’isola e che noi abbiamo deciso di abbracciare con grandissimo entusiasmo.

 

La prima di queste novità si chiamaA Picture for Tomorrow ed è promossa da Iemanja, un’organizzazione che ha mosso i suoi primi passi in Brasile ma che è capitanata da Achille Zaoner, uno studioso italiano di fama internazionale che negli anni tanto ha fatto per la biologia marina: un progetto che ha una mission molto semplice quanto importante che consiste nel monitorare la salute della flora e della fauna marina in relazione a quelli che sono gli effetti del riscaldamento globale.

 

A supporto del monitoraggio scientifico di Iemanja, il progetto “A Picture for Tomorrow” intende creare un vastissimo database di immagini scattate nei vari siti di diving presenti ad Ustica coinvolgendo tutti i subacquei ricreativi, ai quali viene semplicemente chiesto di inviare alcune delle foto realizzate durante le loro immersioni corredandole con una nota sul luogo di immersione e la data della stessa: un piccolo e semplice contributo che permetterà a Iemanja di ricevere un quantitativo importante di testimonianze fotografiche che mostreranno gli effetti nel tempo delle eventuali modifiche avvenute in ciascun sito di diving in relazione alle variazioni registrate durante i rilevamenti scientifici.

 

Ma non è tutto qui perché, parallelamente alla creazione e alla crescita di questo ricco ed ambizioso database, Iemanja si muove anche per la sensibilizzazione in ambito locale in merito alle maggiori tematiche inerenti alla protezione ambientale, attività che qui ad Ustica sta avvenendo proprio in questi giorni e che permetterà di rendere lo sviluppo del progetto del tutto indipendente dalla presenza sul territorio dello staff che lo promuove, aspetto chiaramente di fondamentale importanza in vista dell’arrivo dell’alta stagione turistica, quando innumerevoli diver si ritroveranno a godere delle bellezze di Ustica.

 

Arriviamo così alla seconda di queste bellissime novità, ovvero “Divers United for the Environment”, un altro progetto ambientale, questa volta creato e promosso da Sea Sentinels, che si prefigge un obbiettivo molto significativo per lo studio delle biodiversità subacquee del Mediterraneo, un progetto anche questo appena sbarcato ad Ustica e che abbiamo deciso di sostenere con lo stesso entusiasmo: il punto comune che sta sia alla base del progetto di Sea Sentinel che di quello di Iemanja è il coinvolgere i divers di qualsiasi livello nel monitoraggio dei fondali locali utilizzando come vettore tutti dive center che come noi credono che azioni simili possano fare la differenza tanto per cominciare sul piano culturale.

 

“Divers United for the Environment” è strutturato in un modo altrettanto semplice ed efficace, ma utilizza una tecnica differente: Sea Sentinel ha infatti prodotto un documento (disponibile sia in cartaceo che in digitale) che permette di visualizzare molto chiaramente tutte le specie presenti in una determinata area marina, chiedendo quindi ai subacquei di riconoscerle e di segnalarne sia presenza che quantità nei siti di immersione in cui vanno a divertirsi.

 

Anche in questo caso il risultato promette di essere davvero eccellente, soprattutto perché innesta un soddisfacente circolo virtuoso: noi centri diving possiamo utilizzare il documento di Sea Sentinel per introdurre nei nostri briefing tutto quel che più merita attenzione durante le immersioni, i divers lo possono utilizzare per cominciare sin da subito a pregustare quanto succederà in mare e Sea Sentinel, per concludere il ciclo, ne farà tesoro raccogliendo un’importantissima quantità di dati che supererà di gran lunga quella che potrebbero mai ottenere in un monitoraggio specifico intrapreso ad hoc.

 

Insomma, sia “A Picture for Tomorrow” di Iemanja che “Divers United for the Environment” di Sea Sentinel non solo sono delle azioni scientifiche di spessore promosse da realtà di primo livello, ma hanno entrambe la missione comune di coinvolgere, seppur in modo differente sul piano pratico, tutti gli attori coinvolti nel grande spettacolo subacqueo: i divers ed i centri immersione che meteranno la loro passione al servizio della biologia marina ambendo ad ottenere una quantità di dati a dir poco massiva per accelerare il più possibile i tempi della ricerca che sta alla base della salvaguardia del mare.

 

Quel che più ci ha convinto in entrambi i progetti è proprio questo spirito che li accomuna nella ricerca di un coinvolgimento effettivo della gente comune che più di tutti è in grado di essere testimone interessata della salute del mare, ovvero i divers. Parliamo di due sistemi che mirano a raggiungere un risultato scientifico partendo in primo luogo da una vera e propria rivoluzione culturale che andrà a centuplicare l’efficacia degli sforzi di chiunque. Un aspetto, quest’ultimo, che a nostro parere è il vero punto di partenza basilare per la difesa di qualcosa che amiamo sul serio come sono il mare ed il suo benessere.

 

A differenza con il passato, quando la natura è stata libera di fare il proprio corso permettendoci di godere di un pianeta sottomarino del tutto intatto, oggi come oggi gli equilibri sono cambiati in modo fin troppo lampante, e mi riferisco alle macroscopiche evidenze che ormai riempiono anche le prime pagine dei giornali: le isole di spazzatura che fluttuano nei mari formando veri e propri continenti itineranti sono un fatto, un fatto che sussiste anche per colpa nostra e che la scienza può sì aiutare a risolvere, ma che solo attraverso una rivoluzione culturale basata sulla sensibilizzazione collettiva si può sperare di prevenire.

 

Lo scorso anno ha fatto scalpore quella meravigliosa fotografia del cavalluccio marino che portava a spasso un cotton fioc, immagine che a me è piaciuto guardare come un vero e proprio spot in cui il bellissimo ippocampo faceva da testimonial per passare il messaggio che chiunque debba metterci del suo per prendersi cura del mare, ma in verità si è trattato di un’immagine che deve davvero mettere i brividi suggerendo quello che i divers di domani andranno a vedere sott’acqua se qualcosa non cambia sin da subito tanto per cominciare nella mentalità delle persone, che probabilmente si sentono troppo poco responsabili o protagoniste nelle tematiche ecologiche, un aspetto che sia il progetto di Iemanja che quello di Sea Sentinel vanno a supportare attraverso il coinvolgimento collettivo anche sul piano della ricerca scientifica.

 

L’Ustica Diving Center non pretende certo di poter ripulire da solo gli oceani o di modificare la temperatura globale riportandola a quel che la natura vorrebbe, ma sicuramente può fare il suo per essere in prima linea nel sostenere attività totalmente virtuose che vanno a lavorare sia allo studio della scienza dell’ecologia marina che, soprattutto, sulla cultura delle persone che al mare sono legate al punto da scegliere di viverlo guardandolo da dentro, e questo sicuramente è qualcosa che non ci stancheremo mai di fare.

 

Che dire di più? Veniteci a trovare, vi porteremo a vedere i fondali tra i più belli del mondo che Ustica ha ancora la fortuna di potervi offrire e renderemo anche voi parte attiva di queste iniziative coinvolgendovi in due degli studi più ambiziosi che siano mai stati organizzati per monitorare le condizioni del nostro mare. Per farlo basteranno semplicemente le vostre fotografie ed il vostro spirito di osservazione, ovvero due semplicissimi aspetti che sono anche parte integrante del divertimento che come sempre vi sapremo garantire. Solo le vere rivoluzioni iniziano cosi.

 

Jonathan