Per staff

Complimenti Mario!!

Settimana di Maggio dedicato a Mario Savaris cuoco brasiliano amico dell’Isola di Ustica che ha terminato il primo corso Open Water Diver della stagione 2017 .

Mario ha superato l’esame brillantemente, commettendo un solo errore .

 

Per staff

Perché la Perla è Nera

Ustica viene comunemente menzionata come la “Perla Nera del Mediterraneo”. Questa dicitura fa riferimento a due delle principali caratteristiche dell’isola: la ricchezza e la peculiarità dei fondali marini e l’origine vulcanica. Tutti sanno, o si accorgono visitandola, che Ustica si è formata ad opera del vulcanismo, ma il vulcano dove si trova? O meglio, dove si trovava? Abbiamo voluto con questo articolo svelare il mistero della nascita di Ustica, che, siamo sicuri, è sconosciuto alla maggior parte dei visitatori. Inoltre la peculiarità dell’origine geologica dell’isola ne accresce ulteriormente il fascino; cosa c’è di più romantico che immaginare di vedere emergere dagli abissi gelidi una fontana di lava incandescente? Ok, punti di vista. Ma pensare a quanti migliaia di anni di sbuffi, esplosioni, effusioni ci sono voluti per dare forma a questo piccolo scoglio a noi fa venire i brividi.

Ed ecco che un milione di anni fa dallo stiramento delle placche Euroasiatica e Africana si apre una frattura della crosta terrestre dalla quale comincia a fuoriuscire il magma, una irresistibile scioglievolezza che si deposita ai lati di questa faglia e forma l’edificio vulcanico sottomarino; si tratta di una struttura che supera i 2000 metri di altezza e possiede una circonferenza di poco inferiore a quella dell’Etna. Di questo vulcano noi calpestiamo solo la sommità emersa. Il Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa, situato al centro del Tirreno, si è formato con le stesse modalità. La faglia dell’Arso, che attraversa l’Isola da nord-est a sud-est, corrisponde alla linea di frattura originaria; tale faglia è facilmente individuabile in un canalone che costeggia la strada che dal Faro di Spalmatore arriva fino al gorgo di San Bartolicchio ed accoglie un paradisiaco boschetto di eucalipti.

La costa Sud rappresenta la parte più antica di Ustica: le rocce che la caratterizzano affiorano 730.000 anni fa, prima che l’isola emerga, e si formano quando ancora l’attività vulcanica è interamente sottomarina e sparsa lungo tutta la linea di frattura. Intorno a 600.000 anni fa l’attività si concentra in un unico punto formando il condotto e il cratere che raggiungeranno la superficie, dopo altri 100.000, in corrispondenza del Monte Guardia Dei Turchi; l’attività di questo primo cratere si protrae per 20.000 anni, caratterizzata da colate lente e abbondanti, riconoscibili nelle lingue di roccia che da Oliastrello e Piano Dei Cardoni scendono verso il mare (Punta Galera).

Il Monte Costa Del Fallo rappresenta il secondo centro eruttivo dell’Isola, subentrato a Guardia Dei Turchi. Si distingue dal primo per l’attività vulcanica prettamente esplosiva, che porta alla formazione di tufi e ceneri, le cui tracce sono facilmente visibili sul tratto di costa che prende il nome di Scogli Piatti. Esauritasi l’attività di Costa Del Fallo, le eruzioni continuano in corrispondenza di un centro minore che sovrasta Spalmatore.

A questo punto il vulcano decide di riposare per 50.000 anni, una stasi che determina il cambiamento della composizione del magma ed esita in un’esplosione dalla quale sprigiona un’energia pari a decine di migliaia di bombe atomiche. Non è più così romantico adesso. E comunque definita sub-pliniana perché l’energia liberata non eguagliò quella dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Già.

Il versante nord di Guardia Dei Turchi e parte di Costa De Fallo vengono polverizzati e lo stesso cratere di Tramontana da cui origina l’eruzione collassa, provocando l’abbassamento della parte settentrionale dell’Isola. Si aprono dunque altri centri eruttivi minori da cui origina anche Cala Sidoti.

In seguito allo scioglimento dei ghiacci, tra 350.000 e 130.000 anni fa, Ustica viene a più riprese sommersa dal mare ed i detriti ricoprono le rocce vulcaniche, creando dei Terrazzi Marini.

L’attività vulcanica prosegue: sia quella sottomarina nei periodi di “trasgressione” del mare sia quella subaerea.  L’ultimo grande vulcano è rappresentato dalla Falconiera, il cui versante settentrionale collassa durante un’esplosione.

In seguito ad altre due trasgressioni marine tra 105.000 e 80.000 anni fa, l’Isola subisce dei rimodellamenti, legati a movimenti tettonici, che si traducono in un innalzamento della zona dell’Arso e in un frastagliamento della costa settentrionale, dando forma a ciò che oggi noi vediamo.

Alla Rocca Della Falconiera è stato allestito un museo geologico che racconta anche attraverso le immagini questo susseguirsi di eventi. È possibile inoltre visitare i geositi che hanno permesso di ricostruire la storia della nascita di Ustica, una gemma lavorata per migliaia di anni dal sangue infuocato della terra, una piccola roccia plasmata con il mare e con la lava. Dopo milioni di anni di attività vulcanica oggi possiamo godere di splendide grotte, di fertili campi di terra nera, di fondali brulicanti di vita, della trasparenza dell’acqua; possiamo osservare il mare da un promontorio sull’orlo di una immensa placca tettonica e aspettare che Palermo si avvicini sempre di più.

Per divingcenterustica

Nuovi arrivati

Ultima immersione della stagione. Ottobre, il mare conserva il calore dell’estate. Si sta sott’acqua per un tempo infinito. Io già in estasi, perché Grotta Della Pastizza è un sito che promette sempre, promette piccoli vermi colorati, polpi, cicale di mare, cernie timide e poi l’inaspettato. Giochi di luce, tunnel, grotte, statue di santi a vegliare rocce e acqua buia. La risacca che ti culla, che ti sussurra e ricorda che pochi metri più su puoi respirare senza erogatore, puoi guardare la volta di questa caverna immensa, i fichi d’india che si sporgono sull’acqua. Sto tornando in superficie, sono pienamente soddisfatta della nuotata, forse mezzo metro d’acqua sopra di me e mi giro, per guardarmi intorno, come faccio sempre, per dare un’ultima occhiatina. Vedo Jonathan che schiamazza, credo l’unica persona che riesca a schiamazzare sott’acqua, l’unico che riesca ad avere la stessa mimica facciale  e la stessa gestualità all’asciutto e in acqua. Che cosa ha visto? Colpo di culo per guadagnare la posizione orizzontale e pinneggio come una pazza per raggiungerlo, ha le mani sul cappuccio, scuote la testa, lo so, ha visto un nudibranco, dev’essere magnifico, speciale, rarissimo, coloratissimo, pinneggio più forte.  Mi indica una roccia. Non lo vedo. Guardo meglio. Eccolo, eccoli: due microscopici esserini, ci metto l’unghia del mignolo di fianco, il metro di misura più consono. Viaggiano a trenino, e non sono per niente lenti, bianchi, bordati di viola, due punti viola sulla testa, come due occhi, sicuramente hanno una conchiglia e poi dei pois rosati, arancioni, dei colori assurdi. Cerco di fotografarli con la mente perché andrò subito a cercarli nel mio libro. Li ho visti lo so, sono tropicali.  Sono veramente straordinari.

Si chiama Haminoea Cyanomarginata. Lo trovo subito sul libro dei Nudibranchi del Mediterraneo, con Jo conveniamo che corrisponde a quelli che abbiamo visto. Ma non sono originari del Mediterraneo, bensì tropicali, specie lessepsiane. Il termine lessepsiano è stato coniato per indicare le specie marine, sia animali che vegetali, che sono penetrate attraverso il Canale di Suez e si sono stabilite nel Mar Mediterraneo. Il primo avvistamento risale al 1983, in Sudan, quando Heller e Thompson lo descrissero e ritennero che l’Haminoea Cyanomarginata fosse originario del Mar Rosso; in seguito furono avvistati esemplari in Turchia, Grecia, Malta, Creta e Italia (http://www.seaslugforum.net/showall/hamicyan cronologia di tutti gli avvistamenti). In realtà non è possibile determinare con certezza se la specie sia originariamente tropicale; dopo il primo avvistamento nell’83 non è stato più segnalato alcun esemplare in Mar Rosso, contrariamente alle molteplici segnalazioni registrate in Turchia nei primi anni del 2000. Di conseguenza non è semplice stabilire in che direzione sia avvenuta la migrazione. Secondo l’ISPRA pare assodato che la penetrazione abbia avuto origine dal Mar Rosso e non viceversa; comunque gli ultimi aggiornamenti riguardanti la specie e la sua diffusione in Mediterraneo risalgono al 2008, quando Crocetta individuò l’Haminoea Cyanomarginata in Calabria, dopodiché non vi furono più segnalazioni ufficiali. In realtà la zona di diffusione negli ultimi anni deve essersi ulteriormente ampliata e infatti eccola ad Ustica. Il giorno successivo al primo incontro con i subacquei del Diving Center Ustica è stato visto un altro esemplare in un differente sito di immersione. Mi aspetto di incontrarlo la prossima stagione; giugno e settembre sono i mesi in cui le acque dell’Isola abbondano di nudibranchi. Fino a qualche anno fa poche erano le guide in grado di segnalare e di dare qualche informazione sulla biologia di queste specie marine, ma la realtà ora è ben diversa, molti sono i subacquei appassionati di nudibranchi e di macrofotografia e moltissime sono le specie che si possono avvistare ad Ustica, che nulla ha da invidiare ai mari tropicali.

Per maggiori informazioni sulla biologia dell’Haminoea Cyanomarginata rimado ai siti:

http://www.marinealien.sinanet.isprambiente.it/uploads/Haminoea%20cyanomarginata.pdf

http://www.ciesm.org/atlas/Haminoeacyanomarginata.html

Per divingcenterustica

Racing Extinction

Sono diversi i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo articolo, forse poco inerenti con Ustica e l’attività che svolgiamo, ma la mia preoccupazione riguardo allo stato dei nostri Oceani mi ha dato l’input per scriverlo. Nei giorni scorsi ho letto un articolo sugli squali e sul commercio delle loro carni e incredibilmente sono venuto a conoscenza che l’Italia si trova al secondo posto al mondo per consumo alimentare di questo splendido animale.  I secondi consumatori al mondo, un piccolo trafiletto in una rivista, e ho pensato a quanto l’importanza della notizia sia stata presa alla leggera.  Ormai la pesca incontrollata, le emissioni di anidride carbonica, le cattive abitudini alimentari stanno causando l’impoverimento dei nostri oceani e l’estinzione di massa dei loro abitanti. Alcuni dati dicono che la popolazione di Balenottera Azzurra, il più grande mammifero marino esistente, è diminuita del 95% rispetto ai primi del ‘900; il restante 5% è minacciato dal traffico navale delle grandi navi e dalla legislazione internazionale che ha legalizzato nuovamente la caccia alle balene per scopi alimentari. Alcuni paesi asiatici, Cina e Giappone in primis, dopo l’epidemia di SARS del 2002, hanno intensificato la pesca di determinate specie marine per utilizzarne alcune parti come rimedi secondo le tradizioni della medicina cinese.  Della Manta ricavano solo le branchie che, lasciate essiccare e poi ridotte in polvere, vengono destinate ad uso medico come cicatrizzanti e persino contro il cancro.  Lo shark finning è una pratica molto più conosciuta e diffusa: la compravendita delle pinne a scopo medico ma soprattutto alimentare. La pesca e la caccia incontrollate di queste specie marine ha fatto si che la manta venisse inclusa tra le specie in pericolo di estinzione. Non solo la pesca illegale, intensiva e le usanze alimentari stanno distruggendo i nostri mari ma in pochissimi sanno che il 50% delle emissioni di anidride carbonica si scioglie nelle acque oceaniche trasformandosi in acido carbonico e aumentando di conseguenza l’acidità degli oceani; la modificazione del pH porta alla morte degli organismi marini, lo sbiancamento e la moria delle barriere coralline deriva da questo processo di acidificazione.

Cari amici subacquei, per informarvi più dettagliatamente sul traffico e la pesca illegale di specie marine protette, sul cambiamento climatico e sul fenomeno dell’estinzione a cui stiamo rapidamente giungendo in questa era che è stata definita Anthropocene, vi consiglio di vedere il documentario “Racing Extinction”, prodotto dal premio Oscar Louie Psihoyos (The Cove, 2009). Inoltre vi forniamo un link interessante sul documentario stesso ma anche su tutti i progetti e le iniziative dell’Ocean Preservation Society (http://racingextinction.com)

Con l’augurio che questo piccolo articolo,  di questo piccolo  blog, di questo piccolo Diving, di questa piccola Isola,  accenda un barlume di speranza in questo amato mare , e per smuovere le menti più ostili e far capire che preservare questo enorme patrimonio è fondamentale per la nostra sopravvivenza e felicità, per garantire alle  nostre generazioni future  le stesse emozioni che proviamo noi ogni giorno immergendosi in questo meraviglioso mondo.

Per divingcenterustica

Ad Agosto il via alla 58° Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee

Anche quest’anno Ustica, nella settimana che va dal 27 Agosto al 3 di Settembre, sarà palcoscenico della Rassegna Internazionale della Subacquea, evento cardine per tutti gli appassionati della subacquea e non solo.  Eventi, documentari, premiazioni, incontri e altre attività legate all’ambiente e alla vita sottomarina si svolgeranno per tutta la settimana, attirando l’attenzione di chi da anni frequenta i fondali dell’isola ma anche di chi ancora disconosce questa attività ricreativa pur sentendo il richiamo ancestrale dell’acqua.

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